Rieccoci, finalmente. Dopo un viaggio da odissea e qualche giorno per rimettere a posto alcuni arretrati ed incombenze legate agli impegni presi per resocontare il Super Bowl, possiamo finalmente dedicarci a noi.
Partiamo dalle sensazioni post partita. Rabbia? Si, un po’, perché la partita era ampiamente alla nostra portata. Delusione? No, perché anche se l’attacco ha giocato male, i Rams hanno dimostrato di essere una squadra vera. Scoramento? Per nulla. Atlanta rappresenta il punto di partenza per una squadra che ha completamente svoltato rispetto a solo due anni fa ed è pronta a ripercorrere i fasti dei primi anni del nuovo secolo cercando di non ripetere i medesimi errori, partendo dal presupposto che abbiamo uno dei migliori head coach in circolazione, uno dei migliori quarterback in circolazione, uno dei migliori running back in circolazione, il miglior giocatore difensivo in circolazione ed una squadra giovane e talentuosa che, con qualche innesto mirato, può tranquillamente puntare a Miami 2020 ed a restare ai vertici per gli anni a venire.
Ad Atlanta abbiamo pagato caro lo scotto dell’inesperienza. Non è un caso che il vecchio volpone Wade Phillips, dopo una regular season in cui a volte venivano dei dubbi sulla bontà della sua difesa, ha sfoderato le sue armi migliori proprio nelle partite che contavano, tirando fuori una prestazione maiuscola dopo l’altra da parte del reparto difensivo, compreso il Super Bowl di Atlanta, che ha visto la difesa di Los Angeles limitare l’attacco di New England a soli 13 punti segnati. Alzi la mano chi avrebbe mai pensato che, concedendo solo 13 punti agli avversari, avremmo perso la partita.
Non vedo mani alzate. Bene. Su questo siamo allineati.

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Ultime, interminabili ore prima della partenza per Atlanta. La squadra, ovviamente, è già là da lunedì, ma a breve anche Horned Heroes sarà presente in loco per testimoniare dal vivo il Super Bowl LIII. Faremo qualche diretta Facebook, prima e dopo l'evento (non so se durante sarà possibile), alternandoci alle dirette che effettueremo per Huddle Magazine, per far vivere a tutti l'atmosfera del Super Bowl.
Inutile dire che, anche se i Patriots (soprattutto molti loro tifosi italici, bisogna dire) sembrano quasi infastiditi dai discorsi di rivincita, per noi che abbiamo vissuto quella bruciante sconfitta nel 2002, l'occasione è ghiotta per rifarsi, possibilmente con gli interessi.
Le chiavi della partita saranno sicuramente Gurley e Goff in attacco e la prestazione sulle corse della difesa, anche se i game plan di entrambi i reparti saranno decisamente più complessi.
Dopo una stagione in cui qualcuno ha iniziato a dubitare sulla bontà di Wade Phillips, la difesa è salita in cattedra nelle due partite di playoff, azzerando il gioco di cosa avversario, vero punto debole dei Rams per tutta la stagione, e limitando le prestazioni aeree di Prescott e Brees. In attacco Gurley è diventato un po' un oggetto misterioso, ma confidiamo nel fatto che nel momento topico della stagione McVay saprà come e quanto utilizzarlo per far girare l'attacco al meglio. Queste due settimane (che per noi hanno significato una crescita esponenziale dell'ansia) dovrebbero avergli consentito di recuperare un po' il ginocchio infiammato, per cui speriamo che Todd Gurley, che consideriamo la pietra angolare di tutto il sistema offensivo dei Rams, possa disputare una grande partita, e magari anche conquistarsi il titolo MVP, diradando tutte le nubi che si sono addensate sulla sua testa in questi ultimi due mesi.

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Mentre tutti si accapigliano per decidere se i Rams hanno vinto grazie alla mancata chiamata sull’interferenza difensiva oppure perché Sean Payton non ha chiamato tre corse prima di calciare il field goal della vittoria, noi preferiamo focalizzarci sul motivo fondamentale che ha portato i Rams alla vittoria nel championship di domenica sera: le palle quadrate di Jared Goff.
Diciamocelo: quando i Saints hanno calciato il field goal del 23-20 con 1:40 sul cronometro, in molti hanno pensato che era fatta (forse anche Payton stesso), perché tanto la fighetta con il numero 16 non sarebbe riuscito a mettere in piedi un drive da rimonta. Quelle robe lì le fanno gli Aaron Rodgers, i Ben Roethlisberger, gli Andrew Luck, i Tom Brady, perfino i Jimmy Garoppolo, ma non Jared Goff, che manco sa da che parte sorge il sole.
Il problema principale è che tutti si sono fermati all’anno da rookie di Goff, e non hanno guardato attentamente le due stagioni successive. Questa, in particolare,  dove il quarterback dei Rams ha dimostrato che la scorsa stagione non è stata un caso, e che, continuando su questa strada, ha tutte le carte in regola per diventare (se già non lo è) il franchise quarterback per Los Angeles.

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E’ fatta!!! I Los Angeles Rams staccano il biglietto per il Super Bowl LIII di Atlanta del prossimo 3 Febbraio, battendo i New Orleans Saints 26-23 al termine di una sfida aspra e molto combattuta, risolta in overtime dal piede spaziale di Greg “The Leg” Zuerlein, che piazza tra i pali un field goal da 57 yard, mettendo fine alla stagione dei Saints e mandando in paradiso i Rams.
E’ stata una partita molto intensa, della quale New Orleans sembrava poter prendere il controllo, salvo subire la rimonta di Los Angeles già nelle battute finali del primo tempo. Attacchi contratti, difese molto fisiche e reattive e, duole dirlo, una crew arbitrale assolutamente non all’altezza della posta in palio. Al di là dell’episodio della clamorosa interferenza non chiamata verso la fine del quarto quarto, che avrebbe con ogni probabilità chiuso la partita, la crew guidata da Bill Vinovich (il quale aveva già arbitrato, anche se non con la stessa crew, la partita vinta dai Saints in week 9 della regular season, terminata anch’essa con qualche polemica arbitrale di troppo) ha accumulato tutta una serie di errori, di non chiamate e di giudizi per lo meno affrettati, quando non sbagliati, che dovrebbe far venire alla NFL più di un dubbio sull’opportunità o meno di continuare ad insistere sulle crew “miste” (fpormate cioè dai migliori arbitri della stagione, che però non hanno mai arbitrato assieme) durante i playoff. Sarebbe come se ogni squadra qualificata alla post season potesse scegliere e prendere dalle altre i giocatori migliori per i playoff: sicuramente accumulerebbe talento, ma verrebbe a mancare l’intesa e la coesione tra giocatori e reparti, fondamentali per una buona performance.

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I Los Angeles Rams ritrovano i New Orleans Saints per la terza volta in stagione e, per la terza volta, si recheranno al Mercedez Benz Dome, proprio a causa del risultato della partita giocata, e persa, a New Orleans alla nona settimana. Quella sconfitta pose fine all’imbattibilità dei ragazzi di McVay ed un paio di partite dopo iniziò una “mini-crisi” dalla quale i californiani hanno dimostrato di essere usciti con l’impressionante prestazione di sabato scorso contro i Dallas Cowboys.
I Rams ad inizio stagione erano dati come grandi favoriti per la conquista del Vince Lombardi Trophy, complice una offseason in cui non sono mancati i colpi e le acquisizioni a sorpresa. Presi Marcus Peters ed Aqib Talib nella secondaria e Ndamukong Suh e, sucessivamente, Dante Fowler jr. in linea di difesa, i Rams hanno formato un reparto difensivo che può annoverare ben sei ex prime scelte (Donald, Suh, Fowler, Brockers, Peters e Talib). UUnico neo, la partenza di Alec Ogletree che ha lasciato interdetti molti addetti ai lavori, che vedono nella poca qualità dei linebacker il vero tallone d’Achille della difesa di Los Angeles. In attacco la perdita di Sammy Watkins è stata ampiamente bilanciata dall’acquisizione di Brandin Cooks, ed il colpo grosso è stato piazzato a due giornate dalla fine, quando è stato messo sotto contratto C.J.Anderson per dare un po' di respiro al ginocchio di Gurley.

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I Los Angeles Rams spazzano via tutti i dubbi che li avevano accompagnati da due mesi a questa parte, dopo la fantastica partita contro i Kansas City Chiefs dello scorso Novembre, e si qualificano con autorità al Championship della NFC battendo i Dallas Cowboys 30-22 al Los Angeles Memorial Coliseum.
I Cowboys si presentavano come uno spauracchio non da niente, dal momento che solo sette giorni fa avevano letteralmente azzerato il primo attacco sulle corse della lega nella loro vittoria contro i Seattle Seahawks, e potevano presentare ai nastri di partenza quell’Ezekiel Elliott che precedeva Todd Gurley in tutte le classifiche di corsa della stagione. Data l’idiosincrasia della difesa dei Rams nei confronti del gioco di corsa, e la dipendenza da un buon successo di Gurley per quanto riguarda l’attacco, questa partita si poteva trasformare nella trappola perfetta che avrebbe potuto fermare la corsa di Los Angeles.
Invece è andato tutto all’opposto di quanto si potesse pensare. I Rams hanno dominato il gioco su terra, finendo con Todd Gurley e CJ Anderson entrambi oltre le 100 yard corse (e 3 TD segnati), mentre dalla parte opposta Elliott si è dovuto arrendere allo strapotere della linea difensiva avversaria che non gli ha lasciato spazio, tenendolo a bada e permettendogli di totalizzare solo 47 yard su corsa, eliminando così l’arma più pericolosa dell’attacco dei Texani.
Bisogna dire che la partita è sembre stata abbastanza in controllo da parte dei Rams, se si eccettua l’inizio, quando sembrava che i Cowboys potessero essere più incisivi in attacco, ed a metà del quarto periodo, quando la difesa dei Rams ha dovuto fare uno sforzo non indifferente per fermare il possibile drive del pareggio di Dallas.

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Manca ormai davvero poco alla partita di sabato notte contro i Dallas Cowboys che aprirà i playoff per i Los Angeles Rams. Dopo una regular season che ha in qualche caso ecceduto le aspettative ed in qualche altro caso ha destato qualche preoccupazione, soprattutto verso la fine, non è più tempo di scherzare e, come ha “Catalanescamente” rimarcato Sean McVay “Chi vince va avanti e chi perde torna a casa”.
Sembra una banalità, anzi lo è, ma fa tutta la differenza del mondo. L’approccio ad una partita di playoff è forzatamente diverso da quello che si ha verso una partita di regular season, e non potrebbe essere diversamente.
Che partita sarà? Beh, speriamo bella, speriamo combattuta (magari non troppo, se vinciamo noi) e sicuramente interessante per alcuni temi che andremo ad analizzare.
Il primo, e più importante, riguarda Todd Gurley. Il nostro miglior giocatore offensivo è fermo praticamente da un mese per un problema al ginocchio, e sebbene abbia partecipato per la prima volta ad un allenamento completo giovedì, l’ottimismo di McVay che lo dà per sicuro in campo al 100% non convince del tutto.  Non ci stupiremmo se, a stagione finita, Gurley si dovesse sottoporre ad intervento anche solo per una ripulita al ginocchio infortunato.

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Era il 1980.
Non eravamo a Pasadena. E non era nemmeno il 20 gennaio.
Ma era agosto. E io stavo a Riccione.
Quella sera è arrivato un amico di Modena: “Ehi, ragazzi, ma c’ho una bootleg strepitosa.” Fece con la sua solita cadenza. Pensai, la solita roba di musica rock che ci spaccia per registrata di nascosto a New York e invece l’hanno fatta a Zocca.
Invece era una videocassetta.
“Ohi, ma è il Superbowl!” Sentenziò.
“Il Superbowl? e quando l’hanno giocato?”
“Ma, non lo so… qualche giorno fa, credo.” Allora funzionava così.
Così andammo in un locale che aveva un videoregistratore abilitato anche al PAL, allora c’era pure una differenza di sistema.
E la cassetta partì.
Si vedeva malissimo, ma abbastanza perché mi innamorai.
Rimanemmo in testa per 3 quarti, e il commentatore a continuare a dare addosso a Terry Bradshaw, il quarterback degli altri. Che – secondo lui – era uno stupido. Pensare a dirle oggi quelle cose!
Con la maglia 15 a lanciare per gli Arieti c’era Vince Ferragamo, ma si vedeva così sgranato che io pensavo fosse il 16.
Eccola la mia prima – mitica – partita.

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Ci siamo! Finalmente, cari amici caproni, possiamo vedere di che pasta sono fatti i nostri Rams. Abbiamo assistito ad una stagione che definire avvincente, è veramente riduttivo. Abbiamo visto la nostra squadra vincere partite straordinarie, a volte annichilendo completamente gli avversari.
La partita, disputata nella piena notte italiana, contro i Chiefs ci rimarrà negli occhi per molto tempo. Le vittorie contro i Seahawks non possono stancarci mai. Disputare una stagione con un bel “perfect” negli scontri divisionali, ci ha fatto godere.
Tra tifosi ci siamo guardati e strizzati l'occhio, ci siamo dati pacche sulle spalle e abbiamo fatto commenti entusiastici. L'era Fisher è dimenticata per sempre, le umiliazioni dell'era Spagnuolo e di quella Linehan, hanno fatto molto male ma sembrano preistoria oramai. Tutto molto bello.
Adesso però bisogna fare quel passo in più. Lo scorso anno avevamo l'alibi del primo incontro di playoff da tempo immemore: inesperienza, si diceva. Quest'anno non abbiamo scuse. Abbiamo largheggiato in regular season e adesso vogliamo vedere risultati e una certa personalità anche nei playoff.
Non è che ci aspettiamo il Super Bowl, anche se sarebbe regalo piuttosto gradito, ma non vogliamo rivedere la nostra squadra fortemente ridimensionata nel primo incontro di post season. Sarebbe una delusione troppo amara.

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A differenza dello scorso anno, i Los Angeles Rams arrivano all’ultima di regular season con la possibilità di saltare il turno di wild card conquistando il seed numero due della NFC, per cui questa volta niente riserve in campo e niente regali natalizi (beh… parliamone) ai rivali divisionali di San Francisco che. Con un record di 4-11, sono davanti ai soli Arizona Cardinals nella NFC.
I Rams devono nuovamente fare a meno di Todd Gurley, tenuto precauzionalmente a riposo per far riposare il ginocchio che gli sta dando qualche problema da un paio di settimane, e di Lamarcus Joyner, anch’egli leggermente acciaccato, ma dall’altra parte del campo la lista degli indisponibili/infortunati è lunga quanto la quaresima, e durante la partita se ne aggiungeranno altri, per terminare una stagione non certo propizia dal punto di vista sanitario per i Niners.
La posta in gioco è importante, ed i Rams fanno subito capire che non c’è trippa per gatti e dopo un quarto e poco meno di tre minuti hanno già forzato e recuperato un fumble con Talib, effettuato tre intercetti con Littleton (2, di cui il secondo ritornato in touchdown) e Countess, e segnato 21 punti a fronte del solo field goal concesso a Robbie Gould in chiusura del primo quarto. Aggiungiamoci il carico dei colpi e delle pressioni portate su Nick Mullens, ed abbiamo un quadro abbastanza completo dell’inizio partita ai mille all’ora da parte della difesa dei padroni di casa.

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