I Los Angeles Rams spazzano via tutti i dubbi che li avevano accompagnati da due mesi a questa parte, dopo la fantastica partita contro i Kansas City Chiefs dello scorso Novembre, e si qualificano con autorità al Championship della NFC battendo i Dallas Cowboys 30-22 al Los Angeles Memorial Coliseum.
I Cowboys si presentavano come uno spauracchio non da niente, dal momento che solo sette giorni fa avevano letteralmente azzerato il primo attacco sulle corse della lega nella loro vittoria contro i Seattle Seahawks, e potevano presentare ai nastri di partenza quell’Ezekiel Elliott che precedeva Todd Gurley in tutte le classifiche di corsa della stagione. Data l’idiosincrasia della difesa dei Rams nei confronti del gioco di corsa, e la dipendenza da un buon successo di Gurley per quanto riguarda l’attacco, questa partita si poteva trasformare nella trappola perfetta che avrebbe potuto fermare la corsa di Los Angeles.
Invece è andato tutto all’opposto di quanto si potesse pensare. I Rams hanno dominato il gioco su terra, finendo con Todd Gurley e CJ Anderson entrambi oltre le 100 yard corse (e 3 TD segnati), mentre dalla parte opposta Elliott si è dovuto arrendere allo strapotere della linea difensiva avversaria che non gli ha lasciato spazio, tenendolo a bada e permettendogli di totalizzare solo 47 yard su corsa, eliminando così l’arma più pericolosa dell’attacco dei Texani.
Bisogna dire che la partita è sembre stata abbastanza in controllo da parte dei Rams, se si eccettua l’inizio, quando sembrava che i Cowboys potessero essere più incisivi in attacco, ed a metà del quarto periodo, quando la difesa dei Rams ha dovuto fare uno sforzo non indifferente per fermare il possibile drive del pareggio di Dallas.
 Grande merito va alla difesa dei Cowboys per aver almeno rallentato l’attacco avversario costringendolo al field goal in diverse occasioni, ragione per cui il punteggio è stato sempre abbastanza ravvicinato (15 punti il massimo vantaggio per i Rams) in una serata in cui Los Angeles ha segnato punti in sei drive su otto (non contando quello di fine partita).
La palla della partita, però, non può che andare all’intera linea offensiva di Los Angeles, che ha fatto un lavoro straordinario aprendo delle vere e proprie autostrade alla coppia Gurley/Anderson, disputando una partita senza sbavature e tornando ad essere quella che, ad inizio stagione, veniva considerata la migliore linea offensiva della lega.
Dominata in lungo ed in largo sulla linea di scrimmage, la difesa dei Cowboys non ha saputo trovare le contromisure adatte come era accaduto la scorsa settimana contro i Seahawks, ed anche il fenomenale duo di linebacker VanDer Esch e Smith, autori rispettivamente di 4 e 9 tackle, ha dovuto inchinarsi allo strapotere di Gurley ed Anderson.
Con queste premesse, i Rams hanno anche potuto permettersi una prestazione abbastanza sottotono da parte di Jared Goff, forse l’unico motivo di seria preoccupazione che viene fuori da questa partita. Goff è sembrato spesso impreciso, con palloni troppo alti, troppo bassi o troppo indietro rispetto al ricevitore, anche se poi non gli è mancato il sangue freddo sia nella conversione personale di un quarto e uno ad inizio partita, sia nella fondamentale conversione di un terzo e sette nelle fasi finali della partita che ha permesso ai Rams di continuare a tenere il pallone anzichè restituirlo ai Cowboys come i texani avrebbero sperato per avere un’ultima chance di pareggiare i conti. Una perfetta bootleg a destra chiusa magistralmente restando in campo dopo aver conquistato il primo down per non fermare l’orologio, unpazione vista già qualche volta in stagione e che i tifosi hanno ribattezzato “Giraffe Mode”, per sottolineare le movenze sgraziate ma efficaci di Jared Goff.
Jason Garrett in attacco ha provato a cambiare strategia, dal momento che Elliott non riusciva a mettersi in moto e veniva spesso fermato sulla linea di scrimmage da un’attentissima difesa avversaria, ma anche mettere il pallone in aria non è stato facile per Prescott. Anche in questo caso il front seven di Los Angeles ha ben eseguito i compiti assegnatigli da Wade Phillips, che ha finalmente deciso di abbandonare la nickel con due uomini di linea che tnti danni ha fatto quest’anno per passare ad una difesa base che ha cambiato il suo look da 3-4 a 4-3 spesso e volentieri durante tutto l’arco della partita, mantenendo i due punti chiave: contenere le corse ed obbligare Prescott a restare nella tasca, quest’ultimo requisito fondamentale per limitare il gioco aereo di un quarterback che ama molto svariare dietro la linea di scrimmage ed inventarsi dei completi dal nulla. Questo approccio ha significato praticamente rinunciare a mettere troppa pressione sul quarterback, dovendosi occupare di ingabbiarlo per non lasciarlo uscire, ma alla lunga la tattica ha dato i suoi frutti. Prescott ha trovato un po’ di spazio quando la secondaria dei Rams ha dovuto fare a meno di Aqib Talib, fuori per alcune azioni per una sospetta concussion, ma il rientro del veterano ha rimesso le cose a posto ed il gioco aereo è stato nuovamente controllato senza grossi problemi.
Termina, quindi, la corsa dei Dallas Cowboys, non senza aver venduto cara la pelle contro un avversario che si è dimostrato di caratura superiore.
I Rams, invece, aspettano domenica sera per conoscere l’avversario da affrontare nel Championship. Saints ed Eagles hanno entrambe vinto contro Los Angeles in stagione, per cui c’è abbastanza voglia di rivincita in ognuno dei due casi. Sarebbe forse preferibile affrontare Philadelphia, per il solo motivo di poter giocare nuovamente in un Coliseum che ieri notte faceva la sua bella figura con più di 75mila spettatori sugli spalti e pochissimi posti vuoti.
Saints o Eagles, comunque, sarà un bel Championship.
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