Mentre tutti si accapigliano per decidere se i Rams hanno vinto grazie alla mancata chiamata sull’interferenza difensiva oppure perché Sean Payton non ha chiamato tre corse prima di calciare il field goal della vittoria, noi preferiamo focalizzarci sul motivo fondamentale che ha portato i Rams alla vittoria nel championship di domenica sera: le palle quadrate di Jared Goff.
Diciamocelo: quando i Saints hanno calciato il field goal del 23-20 con 1:40 sul cronometro, in molti hanno pensato che era fatta (forse anche Payton stesso), perché tanto la fighetta con il numero 16 non sarebbe riuscito a mettere in piedi un drive da rimonta. Quelle robe lì le fanno gli Aaron Rodgers, i Ben Roethlisberger, gli Andrew Luck, i Tom Brady, perfino i Jimmy Garoppolo, ma non Jared Goff, che manco sa da che parte sorge il sole.
Il problema principale è che tutti si sono fermati all’anno da rookie di Goff, e non hanno guardato attentamente le due stagioni successive. Questa, in particolare,  dove il quarterback dei Rams ha dimostrato che la scorsa stagione non è stata un caso, e che, continuando su questa strada, ha tutte le carte in regola per diventare (se già non lo è) il franchise quarterback per Los Angeles.
E dire che Goff aveva già portato l’attacco dei Rams dalle proprie 19 a segnare il touchdown del 13-10 in un minuto e ventinove secondi alla fine del primo tempo, grazie ad una serie di passaggi tra cui l’ultimo, da 36 yard, su Brandin Cooks di una precisione goniometrica spettacolare.
Alla fine del quarto quarto, partendo questa volta dalle proprie 25, Goff ha distribuito palloni praticamente senza far ricorso alla play action, usata due volte, pescando sempre il ricevitore libero e mancando di un niente il touchdown della vittoria, se solo la palla per Robert Woods fosse stata leggermente più corta da permettere al numero 17 di prenderla in corsa e non in tuffo.
Il capolavoro, però, Goff lo ha fatto in overtime. Il drive offensivo è iniziato con un passaggio per Higbee che ha portato i Rams nella metà campo dei Saints conquistando il primo down.
La troppa fretta di eseguire il primo gioco senza chiamare timeout ha portato CJ Anderson a perdere tre yard ed uscire, seppur di poco, dal field goal range del piede bionico di Zuerlein.  Il secondo down poteva trasformarsi in un disastro, perché Everett manca il blocco su Jordan, che entra indisturbato, e nessuno si cura del blitz di Bell. I due hanno praticamente le mani su Goff, che indirizza il pallone alla cieca verso Higbee, che guadagna sei yard importantissime per riportare la palla in zone “Legatron”. Il terzo down sarà un pass incompleto, ma ci penserà Zuerlein a risolvere la questione con un calcio da 57 yard.
Ah, magari anche mettere un field goal da quella distanza, in ambiente fortemente ostile, con un accesso al Super Bowl in ballo, dev’essere stata una cosa da nulla, dal momento che nessuno ne parla.
Poi, se proprio vogliamo percorrere quella strada, possiamo anche analizzare l’arbitraggio della crew di Bill Vinovich nel suo complesso. Verrebbero fuori delle cose interessanti.
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