Seconda mossa alle porte della free agency e secondo ottimo colpo per il front office deiLos Angeles Rams che, nella serata di ieri, ha annunciato di aver rinnovato l'accordo con Dante Fowler Jr. per un altro anno.
Non sono ancora stati forniti i dettagli finanziari dell'operazione, ma la riconferma di Fowler non può che essere accolta favorevolmente, perchè il giovane linebacker ha fatto vedere delle ottime cose nello scorcio di stagione giocato lo scorso anno dopo la trade con Jacksonville. Siamo certi che con un camp completo alle spalle con Wade Phillips, il suo apporto difensivo sarà ancora maggiore.
La scelta di rinnovare l'accordo per un solo anno probabilmente ha consentito di tenere le cifre dell'accordo ad un livello compatibile con la difficile situazione di salary cap dei californiani, ma non preclude, ovviamente, ad un accordo pluriennale da definirsi in seguito.
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E' durata solo tre giorni la free agency di Eric Waddle, rilasciato dai Baltimore Ravens martedì scorso. Dopo un rapido workout per i Los Angeles Rams, infatti, Weddle è stato messo sotto contratto dai vicecampioni del mondo, costituendo la prima acquisizione ufficiale della nuova stagione (in realtà, tecnicamente fa parte ancora della stagione 2018, perchè la NFL non ha ancora dato inizio alla stagone 2019).
La safety ex Ravens e Chargers ha firmato un contratto per due anni per un salario totale intorno ai 12.5 milioni di dollari, di cui 10.5 garantiti e 2 in incentivi.
Weddle dovrebbe andare a sostituire Lamarcus Joyner che, a questo punto, difficilmente sarà rifirmato, soprattutto perchè dopo un anno di franchise tag, il contratto di Joyner vale molto più dei 12 milioni in due anni spesi per Weddle.
Weddle ha 34 anni, per cui non si può certo dire che sia una mossa in ottica futura, ma nonostante l'età non più giovanissima, parliamo pur sempre di un giocatore che è andato al Pro Bowl nelle ultime tre stagioni, per cui almeno dal punto di vista del gioco non è certamente inferioe a Joyner, anzi.
Come avevamo detto qualche giorno fa, aspettiamoci altri movimenti in free agency, perchè Snead e McVay hanno già dimostrato di essere tanto aggressivi nel mettere sotto contratto i giocatori, quanto creativi nel farlo mettendo a posto ogni tassello di quel complicatissimo puzzle che si chiama salary cap.
 
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Primi movimenti in preparazione alla free agency che si aprirà la prossima settimana. Il Front Office dei Rams ha fatto sapere che non eserciterà l'opzione sul contratto del centro John Sullivan e rilascerà il linebacker Mark Barron.
Il rilascio di Sullivan salva circa 5 milioni sul cap a fronte di una penalità di un milione, mentre il contratto di Barron libera 7.6 milioni con una penale di circa due. In totale i Rams si creano un bonus di circa undici milioni sotto il cap, sufficiente  per attaccare qualche free agent o, ad esempio, per rinnovare il contratto di Rodger Saffold, un altro la cui situazione è ancora abbastanza in bilico.
Ovviamente la partenza di Sullivan e Barron lascia due vuoti che saranno colmati nell'immediato da due giocatori draftati lo scorso anno, il centro Brian Allen ed il linebacker Micah Kiser, che però non hanno praticamente mai messo piede in campo nella passata stagione. E' chiaro che bisognerà intervenire in free agency o via draft per rimpolpare un po' le posizioni scoperte.
Vista la lunga lista di giocatori inodore di free agency, non è detto che queste siano le ultime notizie infatto di tagli che venrranno dal front office nei prossimi giorni.
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Mancano meno di due settimane all'inizio della free agency 2019, e la temperatura inizia già ad alzarsi in casa Rams, con tutta una serie di decisioni che dovranno essere prese sulla moltitudine di giocatori in scadenza di contratto.
L'off season dello scorso anno era stata scoppiettante e molto dimanica, ed aveva portato a Los Angeles una serie di giocatori straordinari, nell'ottica di scommettere il tutto per tutto per darsi una chance per il Super Bowl. La strategia ha funzionato, il SUper Bowl è arrivato, anche se il trofeo è andato ai Patriots, per cui l'obiettivo si può dire raggiunto, ma ora è il momento della verità, dovendo gestire tanti giocatori con contratti importanti in scadenza.
Se la buona notizia della settimana era arrivata da Andre Whitworth, che aveva rotto gli indugi dichiarando di voler onorare l'ultimo anno del proprio contratto e giocare ancora la stagione 2019 in casacca Rams, la doccia fredda è arrivata ieri quando, in rapida successione, sono arrivate le notizie su Saffold e Suh. Al primo quasi certamente non sarà offerto un rinnovo di contrtto, mentre al secondo sarà concesso di sondare il mercato dei free agent prima di prendere qualsiasi decisione su eventuali rinnovi (che non verrebbero sicuramente a piccole cifre).

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Rieccoci, finalmente. Dopo un viaggio da odissea e qualche giorno per rimettere a posto alcuni arretrati ed incombenze legate agli impegni presi per resocontare il Super Bowl, possiamo finalmente dedicarci a noi.
Partiamo dalle sensazioni post partita. Rabbia? Si, un po’, perché la partita era ampiamente alla nostra portata. Delusione? No, perché anche se l’attacco ha giocato male, i Rams hanno dimostrato di essere una squadra vera. Scoramento? Per nulla. Atlanta rappresenta il punto di partenza per una squadra che ha completamente svoltato rispetto a solo due anni fa ed è pronta a ripercorrere i fasti dei primi anni del nuovo secolo cercando di non ripetere i medesimi errori, partendo dal presupposto che abbiamo uno dei migliori head coach in circolazione, uno dei migliori quarterback in circolazione, uno dei migliori running back in circolazione, il miglior giocatore difensivo in circolazione ed una squadra giovane e talentuosa che, con qualche innesto mirato, può tranquillamente puntare a Miami 2020 ed a restare ai vertici per gli anni a venire.
Ad Atlanta abbiamo pagato caro lo scotto dell’inesperienza. Non è un caso che il vecchio volpone Wade Phillips, dopo una regular season in cui a volte venivano dei dubbi sulla bontà della sua difesa, ha sfoderato le sue armi migliori proprio nelle partite che contavano, tirando fuori una prestazione maiuscola dopo l’altra da parte del reparto difensivo, compreso il Super Bowl di Atlanta, che ha visto la difesa di Los Angeles limitare l’attacco di New England a soli 13 punti segnati. Alzi la mano chi avrebbe mai pensato che, concedendo solo 13 punti agli avversari, avremmo perso la partita.
Non vedo mani alzate. Bene. Su questo siamo allineati.

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Ultime, interminabili ore prima della partenza per Atlanta. La squadra, ovviamente, è già là da lunedì, ma a breve anche Horned Heroes sarà presente in loco per testimoniare dal vivo il Super Bowl LIII. Faremo qualche diretta Facebook, prima e dopo l'evento (non so se durante sarà possibile), alternandoci alle dirette che effettueremo per Huddle Magazine, per far vivere a tutti l'atmosfera del Super Bowl.
Inutile dire che, anche se i Patriots (soprattutto molti loro tifosi italici, bisogna dire) sembrano quasi infastiditi dai discorsi di rivincita, per noi che abbiamo vissuto quella bruciante sconfitta nel 2002, l'occasione è ghiotta per rifarsi, possibilmente con gli interessi.
Le chiavi della partita saranno sicuramente Gurley e Goff in attacco e la prestazione sulle corse della difesa, anche se i game plan di entrambi i reparti saranno decisamente più complessi.
Dopo una stagione in cui qualcuno ha iniziato a dubitare sulla bontà di Wade Phillips, la difesa è salita in cattedra nelle due partite di playoff, azzerando il gioco di cosa avversario, vero punto debole dei Rams per tutta la stagione, e limitando le prestazioni aeree di Prescott e Brees. In attacco Gurley è diventato un po' un oggetto misterioso, ma confidiamo nel fatto che nel momento topico della stagione McVay saprà come e quanto utilizzarlo per far girare l'attacco al meglio. Queste due settimane (che per noi hanno significato una crescita esponenziale dell'ansia) dovrebbero avergli consentito di recuperare un po' il ginocchio infiammato, per cui speriamo che Todd Gurley, che consideriamo la pietra angolare di tutto il sistema offensivo dei Rams, possa disputare una grande partita, e magari anche conquistarsi il titolo MVP, diradando tutte le nubi che si sono addensate sulla sua testa in questi ultimi due mesi.

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Mentre tutti si accapigliano per decidere se i Rams hanno vinto grazie alla mancata chiamata sull’interferenza difensiva oppure perché Sean Payton non ha chiamato tre corse prima di calciare il field goal della vittoria, noi preferiamo focalizzarci sul motivo fondamentale che ha portato i Rams alla vittoria nel championship di domenica sera: le palle quadrate di Jared Goff.
Diciamocelo: quando i Saints hanno calciato il field goal del 23-20 con 1:40 sul cronometro, in molti hanno pensato che era fatta (forse anche Payton stesso), perché tanto la fighetta con il numero 16 non sarebbe riuscito a mettere in piedi un drive da rimonta. Quelle robe lì le fanno gli Aaron Rodgers, i Ben Roethlisberger, gli Andrew Luck, i Tom Brady, perfino i Jimmy Garoppolo, ma non Jared Goff, che manco sa da che parte sorge il sole.
Il problema principale è che tutti si sono fermati all’anno da rookie di Goff, e non hanno guardato attentamente le due stagioni successive. Questa, in particolare,  dove il quarterback dei Rams ha dimostrato che la scorsa stagione non è stata un caso, e che, continuando su questa strada, ha tutte le carte in regola per diventare (se già non lo è) il franchise quarterback per Los Angeles.

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E’ fatta!!! I Los Angeles Rams staccano il biglietto per il Super Bowl LIII di Atlanta del prossimo 3 Febbraio, battendo i New Orleans Saints 26-23 al termine di una sfida aspra e molto combattuta, risolta in overtime dal piede spaziale di Greg “The Leg” Zuerlein, che piazza tra i pali un field goal da 57 yard, mettendo fine alla stagione dei Saints e mandando in paradiso i Rams.
E’ stata una partita molto intensa, della quale New Orleans sembrava poter prendere il controllo, salvo subire la rimonta di Los Angeles già nelle battute finali del primo tempo. Attacchi contratti, difese molto fisiche e reattive e, duole dirlo, una crew arbitrale assolutamente non all’altezza della posta in palio. Al di là dell’episodio della clamorosa interferenza non chiamata verso la fine del quarto quarto, che avrebbe con ogni probabilità chiuso la partita, la crew guidata da Bill Vinovich (il quale aveva già arbitrato, anche se non con la stessa crew, la partita vinta dai Saints in week 9 della regular season, terminata anch’essa con qualche polemica arbitrale di troppo) ha accumulato tutta una serie di errori, di non chiamate e di giudizi per lo meno affrettati, quando non sbagliati, che dovrebbe far venire alla NFL più di un dubbio sull’opportunità o meno di continuare ad insistere sulle crew “miste” (fpormate cioè dai migliori arbitri della stagione, che però non hanno mai arbitrato assieme) durante i playoff. Sarebbe come se ogni squadra qualificata alla post season potesse scegliere e prendere dalle altre i giocatori migliori per i playoff: sicuramente accumulerebbe talento, ma verrebbe a mancare l’intesa e la coesione tra giocatori e reparti, fondamentali per una buona performance.

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I Los Angeles Rams ritrovano i New Orleans Saints per la terza volta in stagione e, per la terza volta, si recheranno al Mercedez Benz Dome, proprio a causa del risultato della partita giocata, e persa, a New Orleans alla nona settimana. Quella sconfitta pose fine all’imbattibilità dei ragazzi di McVay ed un paio di partite dopo iniziò una “mini-crisi” dalla quale i californiani hanno dimostrato di essere usciti con l’impressionante prestazione di sabato scorso contro i Dallas Cowboys.
I Rams ad inizio stagione erano dati come grandi favoriti per la conquista del Vince Lombardi Trophy, complice una offseason in cui non sono mancati i colpi e le acquisizioni a sorpresa. Presi Marcus Peters ed Aqib Talib nella secondaria e Ndamukong Suh e, sucessivamente, Dante Fowler jr. in linea di difesa, i Rams hanno formato un reparto difensivo che può annoverare ben sei ex prime scelte (Donald, Suh, Fowler, Brockers, Peters e Talib). UUnico neo, la partenza di Alec Ogletree che ha lasciato interdetti molti addetti ai lavori, che vedono nella poca qualità dei linebacker il vero tallone d’Achille della difesa di Los Angeles. In attacco la perdita di Sammy Watkins è stata ampiamente bilanciata dall’acquisizione di Brandin Cooks, ed il colpo grosso è stato piazzato a due giornate dalla fine, quando è stato messo sotto contratto C.J.Anderson per dare un po' di respiro al ginocchio di Gurley.

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I Los Angeles Rams spazzano via tutti i dubbi che li avevano accompagnati da due mesi a questa parte, dopo la fantastica partita contro i Kansas City Chiefs dello scorso Novembre, e si qualificano con autorità al Championship della NFC battendo i Dallas Cowboys 30-22 al Los Angeles Memorial Coliseum.
I Cowboys si presentavano come uno spauracchio non da niente, dal momento che solo sette giorni fa avevano letteralmente azzerato il primo attacco sulle corse della lega nella loro vittoria contro i Seattle Seahawks, e potevano presentare ai nastri di partenza quell’Ezekiel Elliott che precedeva Todd Gurley in tutte le classifiche di corsa della stagione. Data l’idiosincrasia della difesa dei Rams nei confronti del gioco di corsa, e la dipendenza da un buon successo di Gurley per quanto riguarda l’attacco, questa partita si poteva trasformare nella trappola perfetta che avrebbe potuto fermare la corsa di Los Angeles.
Invece è andato tutto all’opposto di quanto si potesse pensare. I Rams hanno dominato il gioco su terra, finendo con Todd Gurley e CJ Anderson entrambi oltre le 100 yard corse (e 3 TD segnati), mentre dalla parte opposta Elliott si è dovuto arrendere allo strapotere della linea difensiva avversaria che non gli ha lasciato spazio, tenendolo a bada e permettendogli di totalizzare solo 47 yard su corsa, eliminando così l’arma più pericolosa dell’attacco dei Texani.
Bisogna dire che la partita è sembre stata abbastanza in controllo da parte dei Rams, se si eccettua l’inizio, quando sembrava che i Cowboys potessero essere più incisivi in attacco, ed a metà del quarto periodo, quando la difesa dei Rams ha dovuto fare uno sforzo non indifferente per fermare il possibile drive del pareggio di Dallas.

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