Manca ormai davvero poco alla partita di sabato notte contro i Dallas Cowboys che aprirà i playoff per i Los Angeles Rams. Dopo una regular season che ha in qualche caso ecceduto le aspettative ed in qualche altro caso ha destato qualche preoccupazione, soprattutto verso la fine, non è più tempo di scherzare e, come ha “Catalanescamente” rimarcato Sean McVay “Chi vince va avanti e chi perde torna a casa”.
Sembra una banalità, anzi lo è, ma fa tutta la differenza del mondo. L’approccio ad una partita di playoff è forzatamente diverso da quello che si ha verso una partita di regular season, e non potrebbe essere diversamente.
Che partita sarà? Beh, speriamo bella, speriamo combattuta (magari non troppo, se vinciamo noi) e sicuramente interessante per alcuni temi che andremo ad analizzare.
Il primo, e più importante, riguarda Todd Gurley. Il nostro miglior giocatore offensivo è fermo praticamente da un mese per un problema al ginocchio, e sebbene abbia partecipato per la prima volta ad un allenamento completo giovedì, l’ottimismo di McVay che lo dà per sicuro in campo al 100% non convince del tutto.  Non ci stupiremmo se, a stagione finita, Gurley si dovesse sottoporre ad intervento anche solo per una ripulita al ginocchio infortunato.

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Era il 1980.
Non eravamo a Pasadena. E non era nemmeno il 20 gennaio.
Ma era agosto. E io stavo a Riccione.
Quella sera è arrivato un amico di Modena: “Ehi, ragazzi, ma c’ho una bootleg strepitosa.” Fece con la sua solita cadenza. Pensai, la solita roba di musica rock che ci spaccia per registrata di nascosto a New York e invece l’hanno fatta a Zocca.
Invece era una videocassetta.
“Ohi, ma è il Superbowl!” Sentenziò.
“Il Superbowl? e quando l’hanno giocato?”
“Ma, non lo so… qualche giorno fa, credo.” Allora funzionava così.
Così andammo in un locale che aveva un videoregistratore abilitato anche al PAL, allora c’era pure una differenza di sistema.
E la cassetta partì.
Si vedeva malissimo, ma abbastanza perché mi innamorai.
Rimanemmo in testa per 3 quarti, e il commentatore a continuare a dare addosso a Terry Bradshaw, il quarterback degli altri. Che – secondo lui – era uno stupido. Pensare a dirle oggi quelle cose!
Con la maglia 15 a lanciare per gli Arieti c’era Vince Ferragamo, ma si vedeva così sgranato che io pensavo fosse il 16.
Eccola la mia prima – mitica – partita.

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Ci siamo! Finalmente, cari amici caproni, possiamo vedere di che pasta sono fatti i nostri Rams. Abbiamo assistito ad una stagione che definire avvincente, è veramente riduttivo. Abbiamo visto la nostra squadra vincere partite straordinarie, a volte annichilendo completamente gli avversari.
La partita, disputata nella piena notte italiana, contro i Chiefs ci rimarrà negli occhi per molto tempo. Le vittorie contro i Seahawks non possono stancarci mai. Disputare una stagione con un bel “perfect” negli scontri divisionali, ci ha fatto godere.
Tra tifosi ci siamo guardati e strizzati l'occhio, ci siamo dati pacche sulle spalle e abbiamo fatto commenti entusiastici. L'era Fisher è dimenticata per sempre, le umiliazioni dell'era Spagnuolo e di quella Linehan, hanno fatto molto male ma sembrano preistoria oramai. Tutto molto bello.
Adesso però bisogna fare quel passo in più. Lo scorso anno avevamo l'alibi del primo incontro di playoff da tempo immemore: inesperienza, si diceva. Quest'anno non abbiamo scuse. Abbiamo largheggiato in regular season e adesso vogliamo vedere risultati e una certa personalità anche nei playoff.
Non è che ci aspettiamo il Super Bowl, anche se sarebbe regalo piuttosto gradito, ma non vogliamo rivedere la nostra squadra fortemente ridimensionata nel primo incontro di post season. Sarebbe una delusione troppo amara.

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A differenza dello scorso anno, i Los Angeles Rams arrivano all’ultima di regular season con la possibilità di saltare il turno di wild card conquistando il seed numero due della NFC, per cui questa volta niente riserve in campo e niente regali natalizi (beh… parliamone) ai rivali divisionali di San Francisco che. Con un record di 4-11, sono davanti ai soli Arizona Cardinals nella NFC.
I Rams devono nuovamente fare a meno di Todd Gurley, tenuto precauzionalmente a riposo per far riposare il ginocchio che gli sta dando qualche problema da un paio di settimane, e di Lamarcus Joyner, anch’egli leggermente acciaccato, ma dall’altra parte del campo la lista degli indisponibili/infortunati è lunga quanto la quaresima, e durante la partita se ne aggiungeranno altri, per terminare una stagione non certo propizia dal punto di vista sanitario per i Niners.
La posta in gioco è importante, ed i Rams fanno subito capire che non c’è trippa per gatti e dopo un quarto e poco meno di tre minuti hanno già forzato e recuperato un fumble con Talib, effettuato tre intercetti con Littleton (2, di cui il secondo ritornato in touchdown) e Countess, e segnato 21 punti a fronte del solo field goal concesso a Robbie Gould in chiusura del primo quarto. Aggiungiamoci il carico dei colpi e delle pressioni portate su Nick Mullens, ed abbiamo un quadro abbastanza completo dell’inizio partita ai mille all’ora da parte della difesa dei padroni di casa.

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Dopo due battute d’arresto piuttosto inaspettate, non tanto per il risultato quanto per la preoccupante involuzione del gioco espresso, i Rams ritornano sulla strada intrapresa da inizio stagione con una convincente vittoria contro gli Airzona Cardinals. Certo, i Cardinals non erano probabilmente l’avversario più impegnativo affrontato in stagione,  ed il 34-0 con cui erano stati liquidati in week 2 parla da solo, ma nella NFL moderna le partite facili bisogna pur sempre vincerle (per informazioni citofonare Green Bay, che con i Cardinals ha perso ad inizio dicembre), e visti gli ultimi chiari di luna era tutt’altro che scontato.
Se contiamo, poi, che il primo drive offensivo dei Rams si conclude con uno strip sack ai danni di Goff, il risultato appariva tutt’altro che scontato.
Con Todd Gurley precauzionalmente a riposo per problemi al ginocchio, i Rams si sono presentati con C.J.Anderson, messo sotto contratto solamente qualche giorno fa, nel ruolo di running back titolare, ed il ragazzo non si è fatto trovare impreparato. Dopo l’erroraccio che ha consentito a Mayowa di penetrare intoccato nel backfield difensivo e placcare Goff facendogli perdere la palla, Anderson non ha più sbagliato nulla, ed è tornato a casa con  venti portate per 167 yard ed un touchdown, confermando ancora una volta l’essenzialità di un gioco di corsa credibile nell’economia dell’attacco dei Rams.
Anderson non è stato l’unico a portare palla, ed eccettuato John Kelly, anche Brandoin Cooks, Robert Woods e Gerald Everett si sono cimentati, con discreto successo, nell’avanzamento dello sferoide prolato via terra. Questo successo del running game ha avuto il benefico effetto di aprire i corridoi per i lanci di Goff che, dopo un inizio incerto, è via via migliorato fino a ritrovare la forma migliore, finendo con un interessante 19/24 per 216 yd ed un touchdown, arrivato grazie ad una splendida ricezione e corsa di Robert Wood.

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Solo dodici mesi fa Pharoh Cooper, che aveva rilevato un irritante Tavon Austin nel ruolo di ritornatore, si guadagnava la convocazione al Pro Bowl. Ieri, proprio nel giorno in cui sono stati annunciati i Pro Bowler (Gurley, Goff, Donald e Littleton per i Rams) Cooper è stato tagliato poche settimane dopo essere rientrato da un infortunio subito ad inizio stagione. Dal suo rientro, le performance di Cooper non erano state minimamente comparabili a quelle dello scorso anno e di inizio stagione. Cooper non era stato ingrado di riconquistarsi il posto di punt returner, rimasto a JoJo Natson che, al netto dell'errore di domenica, si sta comportando egregiamente, mentre aveva ripreso a ritornare i kickoff raggiungendo però una media di poco superiore alle 20 yard a ritorno, pegio delle 24,6 del suo sostituto Blake Countess che si mormorava dovesse già riprendersi il posto contro gli Eagles. Così non è stato, ma l'avvicendamento ha tardato di una sola settimana, poichè domenica contro i Cardinals sarà proprio Countess a ritornare i kickoff.
La scarsa produttività di Cooper non è il solo motivo che ha portato i Rams a decidere di fare a meno di lui.

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A Los Angeles il “Panic Button” non è ancora stato premuto, ma le dita sono vicine, maledettamente vicine., Lo sfiorano, lo accarezzano, passano sulla superficie curva, liscia e rossa, e la tentazione di dare una bella pressione e far scattare l’allarme nucleare c’è eccome, ed è evidente. E’ esattamente la situazione di cui parlavamo in sede di pronostico prestagione: tutto sta a gestire il momento in cui arriveranno le prime sconfitte per una squadra che ha fin qui fatto un percorso quasi netto come infortuni ed ha tenuto il campo anche in occasione della sconfitta contro i Saints. Fino al Monday Night dei record vinto 54-51 contro i Chiefs. Da allora, il black out. Una vittoria risicata contro i Lions, una sconfitta netta contro i Bears e, ieri notte, la seconda sconfitta consecutiva contro i Philadelphia Eagles, che saranno sì i campioni in carica, ma quest’anno non stanno certo ripetendo la stagione del titolo ed hanno una lista infortunati lunga quanto un elenco telefonico.
 
Dopo la disfatta di Chicago, i Rams erano attesi ad un riscatto contro i Philadelphia Eagles al Memorial Coliseum, ma hanno steccato per la seconda volta consecutiva.
Corsi e ricorsi storici. Come lo scorso anno, Nick Foles (Ancora tu? Ma non dovevamo vederci più? –cit.) sostituisce Carson Wentz e fa a fettine la difesa dei Rams portandosi a casa una vittoria importantissima per gli Eagles che restano aggrappati con le unghie e con i denti ad un posto nelle wild card. Come lo scorso anno, un erroraccio su un punt return consegna virtualmente la partita agli Eagles, anche se non è stato l’episodio decisivo ai fini del risultato di 30-23 per gli Eagles, punteggio che è sostanzialmente maturato nel secondo tempo, quando gli Eagles hanno allungato definitivamente grazie ad un paio di magie di Foles ed a qualche ricezione da circo di Jeffery.

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Nel gelido Soldier Field di Chicago, i Los Angeles Rams perdono la seconda partita della stagione contro i Chicago Bears e tornano ad occupare il seed #2 nella griglia playoff, il che significa che l’eventuale NFC Championship verrebbe giocato presumibilmente fuori casa. Ma è presto per preoccuparsi del championship o dei playoff in generale, prima bisogna cercare di capire cosa sia successo a Chicago e, più in generale, dopo il bye, perché i Rams del dopo-Chiefs non sembrano essere gli stessi delle prime undici giornate.
Contro i Bears abbiamo assistito alla peggiore prestazione di Goff nell’era McVay, affermazione che avevamo fatto solo la scorsa settimana ma che dobbiamo aggiornare dopo la prestazione da quattro intercetti ed una miriade di lanci sbagliati sfoderata al Soldier Field. Sarebbe facile nascondersi dietro le scuse del freddo (che ha sicuramente condizionato le prestazioni di entrambi i quarterback) e della scarsa attitudine della squadra a giocare all’aperto con temperature rigide, della giornata storta di Goff e della linea d’attacco, ed altre amenità del genere. La realtà è purtroppo diversa: la difesa dei Bears ha dominato la partita più di quanto non sia riuscita a fare quella dei Rams, ed ha letteralmente azzerato uno degli attacchi più prolifici dell’intera lega.

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Stagione finita per il runningback Malcolm Brown, a causa dell'infortunio rimediato nella partita di domenica scorsa contro i Detroit Lions. Nella seconda delle sue portate, Brown ha accusato undolore alla spalla che l'ìha rimandato in sideline, scaricando così tutto il peso del running game sulle spalle (larghissime) di Todd Gurley.
Brown si è procurato una lesione alla clavicola che è stata sistemata ieri senza che fosse necessario intervenire chirirgicamente. La convalescenza, però, sarà comunque lunga, perchè si parla di almeno due messi, il che significa che la stagione è irrimediabilmente andata.
Brown verrà quasi sicuramente messo in Injured Reserve, ed al suo posto dovranno guadagnarsi il posto Justin Davis ed il promettentissimo rokkie John Kelly, che in preseason ha fatto vedere cose egregie ma fino ad oggi è sempre stato inattivo.

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I Los Angeles Rams sono la prima squadra a vincere la propria division ed a qualificarsi ai playoff per questa stagione, e lo fanno con una vittoria a Detroit giocando una partita piuttosto spenta ed approfittando del fatto che i Lions non sono poi tutto questo granchè di squadra. Il secondo titolo divisionale consecutivo (roba che non succedeva dai tempi di Ray Malavasi, quindi 1978/79) è il primo obiettivo stagionale centrato, ed averlo raggiunto già alla tredicesima giornata rende tutti un po’ più tranquilli, soprattutto perché con la sconfitta dei Saints di giovedì scorso, i Rams sono nuovamente insediati al numero 1 della griglia playoff con la possibilità di giocarsi Divisional ed eventuale finale di Conference tra le mura amiche del Coliseum.
Dall’altra parte, però, il rischio è che la squadra si sieda, perdendo quella carica e quel furore agonistico che l’hanno caratterizzata nella prima parte di stagione. Probabilmente è quello che è avvenuto ieri sera a Detroit, dove Jared Goff ha disputato senza dubbio una partita opaca (ad essere generosi) ed in generale tutto l’attacco è sembrato lento e fuori sincrono, con diversi passaggi andati a vuoto ed il gioco di corsa che stentava a decollare. Todd Gurley ha finito con oltre cento yard su corsa, è vero, ma spesso e volentieri si è trovato in difficoltà, fermato dalla difesa avversaria come non gli accade molto spesso.

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